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L'impostore eBook Kindle ePUB di Javier Cercas







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Un romanzo vero, ma allo stesso tempo un'opera di finzione. La finzione, però, in questo caso non è frutto della fantasia dell'autore, ma è opera dello stesso protagonista, Enric Marco. Chi è Enric Marco? Un novantenne di Barcellona, militante antifranchista, che negli anni Settanta è stato segretario del sindacato anarchico - la CNT - e in seguito ha presieduto l'associazione spagnola dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, ricevendo numerosi riconoscimenti per il coraggio dimostrato negli anni e la testimonianza degli orrori del lager. In realtà, è un impostore. Nel 2005 la sua menzogna è stata pubblicamente smascherata. Enric Marco, come ha rivelato uno storico, non è mai stato internato a Flossenbiirg. E l'intera sua vita è un racconto intessuto di finzioni, dalla sua partecipazione alla guerra civile alla militanza antifranchista. Dieci anni dopo, Javier Cercas traduce in un romanzo audace, che sfida le convenzioni narrative, l'enigma del personaggio, le sue verità e le sue bugie. In queste pagine intense si dipana un intero secolo di Storia, raccontato con la passione di un sovversivo della letteratura e un'ammirevole onestà dissacratoria.

Dettagli del libro :


Autore : Javier Cercas
★★★★☆ 3.5 su 5 stelle (111 voti)
Langue : Italiano
ISBN-10 : 8823512670
Dimensione del file: 15 MB

Formati supportati : PDF, EPUB, Kindle, Audio HTML, RTF, TXT, MOBI.
Dispositivi compatibili : Android, Apple, iPad, iPhone, PC, Amazon Kindle.


Lascerò perdere le osservazioni che abbiano già fatto altri prima e meglio di me. Mi concentro su quello che mi ha perplesso e che non ho trovato nelle altre recensioni.Cercas ha il vezzo dell’exemplum. Il ragionamento induttivo che sussume il particolare e lo eleva a universale. Nel caso di questo romanzo, una vicenda come questa, per Cercas dovrebbe essere la metafora della Spagna intera, o meglio: dell’umanità. La tesi di Cercas è che Enric Marco non ha fatto niente di più di quello che ha contraddistinto la maggioranza degli spagnoli e contraddistingue l’umanità: il conformismo. Solo che lui avrebbe esagerato con la dose, per un certo qual narcisismo. Non è stato del tutto onesto sul suo antifranchismo in un momento in cui la Spagna tornava alla democrazia, come Cercas insinua abbiano fatto tanti altri spagnoli, ma a Enric Marco è stato letale spacciarsi per deportato in un lager nazista per condividere la ribalta con le vittime dell’Olocausto.Non si può negare: la figura di Enric Marco è sicuramente emblematica. Ed è anche interessante come personaggio. La tentazione per uno scrittore era effettivamente grande. E di cronaca promossa a letteratura ce n’è da Stendhal ai giorni nostri. Anche di impostori è piena la letteratura. Frate Cipolla. Tartufo. Edmond Dantès. Mattia Pascal. Il mago di Oz. Tom Ripley. E sicuramente dall’elenco mi sfugge qualcuno. Di impostori promossi dalla cronaca alla letteratura – e vado anche qui a memoria: Cagliostro (su tutti cito il contributo di Goethe). Lo smemorato di Collegno (Sciascia). Limonov (Carrère). E anche qui vado a memoria e mancherà qualcuno.Insomma, una zavorra di memoria letteraria pesante, quella sulle spalle di Cercas-Sisifo.Ma Cercas non è né Stendhal, ne Dostoevskij. E a calare: né Capote, né Carrère. Ma non è neanche il Cervantes con cui si confronta (te possino, Cercas! Delitto di lesa maestà!) per l’associazione inevitabile fra Enric Marco e Don Chisciotte. Il piccolo dettaglio (irrilevante?!) che Alonso Quijano alias don Chisciotte non sia un truffatore consapevole come Eric Marco bensì un alienato irretito dalle sue fantasie, sembra un elemento trascurabile per Cercas. Eh, le fallacie logiche in agguato del fai-da-te induttivo!Insomma, a me questo romanzo non fiction sembra una grande opportunità sprecata per la somma di due velleità, divisa per la modestia di due talenti.Una spia interessante della malafede (e della cattiva coscienza) che ho trovato nel romanzo è la politica narrativa auto-assolutoria di Cercas. En passant ci ricorda la miseria umana di Truman Capote, che cavalcò una vicenda morbosa di cronaca e che carpì la fiducia dei due assassini per intervistarli e costruire il suo capolavoro. Poi ripetutamente - all’inizio, in corso d’opera, alla fine – ci ripete quanto grande è stata per lui la tentazione di sottrarsi all’opera e quanta diffidenza, fastidio, irritazione gli procurasse Enric Marco.Ma una grande differenza fra Capote e Cercas è che il primo è un autore che cerca di fare il suo dovere di narratore, Cercas invece – che lo riconosca o meno - no. Capote ha cercato di rinunciare al suo punto di vista per raccontarci le vicende dal punto di vista delle vittime, della gente del Kansas e degli assassini. C’è l’inizio di “A sangue freddo” che è strepitoso. Tu – dico tu lettore – entri in Kansas e cammini oppresso e commosso fra gli abitanti e i curiosi accorsi nella cittadina di Holcomb. Fra cui anche Capote seguito da Harper Lee. Ma Capote non parla mai di se stesso. E della fuga disgraziata e dei progetti inconcludenti dei due assassini tu conosci tutto, ma non perché Capote intervenga per orientare il tuo giudizio e sottolineare l’innocenza del suo sguardo di cronista, di fronte all’inevitabile accusa di aver nutrito una curiosità malsana e ambivalente e di voler giustificare un crimine così enorme e insensato.Certo, qualcuno potrebbe obiettare che, fra Capote e Cercas, c’è stato di mezzo prima il postmoderno (in cui siamo immersi ancora oggi, almeno per alcuni è ancora così) e poi l’ipermodernità. E che Cercas si trova con un piede di là e un piede di qua. L’entropia narrativa e le storie come gioco di costruzioni e decostruzioni, da una parte. Priorità all’etica e cronaca che torna a ispirare le storie, dall’altra.Qualcuno potrebbe obiettare che, se è per questo, Capote non si può neanche definire “moderno”, non nel senso almeno che ha la definizione nell’ambito della letteratura del Novecento. Capote non mette in discussione l’illusione di poter riprodurre la simultaneità del pensiero con la linearità della scrittura, non insinua dubbi sull’attendibilità del narratore, e non lo sfiora il pensiero dell’impossibilità di accedere ad una chiara netta univoca incontrovertibile verità.Ciò detto, con le rispettive differenze nella collocazione, nello stile e negli esiti, Capote e Cercas avevano però una tesi in comune: Perry Smith c’est moi, Enric Marco c’est moi. Questo delinquente, questo impostore, in circostanze analoghe, sarei potuto diventarlo anche io, se la Vita si fosse accanita con me come si è accanita con lui.Ma a parte la tesi comune, c’è di più in Cercas questo quid postmoderno della consapevolezza della letteratura come impostura intellettuale, e non solo perché la verità è inaccessibile, a volerla estorcere in particolare a un bugiardo incallito come Enric Marco, ma anche perché ogni scrittore con velleità autoriali gioca una partita con i colleghi del presente e del passato, spesso all’insaputa del pubblico che non vede il bluff. E al suo tavolo Cercas ha davanti addirittura Cervantes, caspita. E cerca di raggirare Cervantes e pure noi.Mi dispiace, man mano che leggevo questo romanzo, il mio pensiero è andato al giovane Cicerone del processo a Verre, quando scrive che chi critica deve essere nel presente e nel futuro impermeabile al tipo di critiche che infligge al suo avversario (Actio in Verrem, 3, 1,2)Cercas se la prende con Enric Marco narcisista e bugiardo, ma non scherza neanche lui. Innanzitutto perché il suo è un romanzo incentrato su di sé in quanto personaggio, sia auctor che agens, che racconta di Enric Marco; e poi perché, pur rimandando sempre a don Chisciotte e a Cervantes, occulta l’amara realtà di aver cercato deliberatamente qualcuno che assomigliasse a don Chisciotte per competere con Cervantes, e pur riferendosi a Carrère e Capote, nasconde la frustrazione di non aver trovato un delinquente paragonabile al padre che assassina la famiglia quando arriva a non poter sostenere più l’impalcatura di menzogne su cui ha costruito la sua esistenza (“L’avversario”) e ai due killer sbandati che assassinano la famiglia del Kansas dopo la frustrazione di non aver trovato nulla da rubare in casa (“A sangue freddo”).Insomma, il personaggio Javier Cercas mi sembra non meno emblematico del personaggio Enric Marco. Entrambi intrappolati, per ragioni diverse, nel reticolo mimetico del desiderio: chissà, René Girard su questi due avrebbe ben potuto scrivere un’appendice del suo saggio strepitoso “Menzogna romantica e verità romanzesca”.E infine, un’ultima osservazione. C’è tutto un capitolo sul Grande NO, sugli eroi che rientrano nel profilo del ribelle delineato da Camus. Se Enric Marco è l’eroe che si sottrae con la bugia alla vita grigia, Cercas è l’eroe della Letteratura che si sottrae alla prassi di narrare un fatto di cronaca rinunciando al sipario e nascondendosi dietro le quinte. Peccato che a dire NO entrambi non mettano la loro vita a repentaglio. Troppo comodo scambiare un “no” etico con un “no” narcisista. L'impostore eBook Kindle ePUB gratuit Un buon libro ma non mi ha coinvolto appieno PDF L'impostore pdf online Immaginavo di leggere la storia di Eric Marco, documentata e controllata anche attraverso le informazioni fornite dalle persone citate in ben sei pagine di ringraziamenti. Ho letto invece la storia dell’autore che per quasi metà libro ci informa dei suoi dubbi sulla decisione di scrivere la storia di Marco e per l’altra metà si affanna a illustrare il suo travaglio interiore su come presentare la storia senza passare per un simpatizzante del protagonista. Il tutto infarcito da un tal numero di ripetizioni che, oltre ad appesantire enormemente il romanzo, lascerebbero pensare addirittura che il libro non sia stato neppure riletto: la sola espressione “rockstar della cosiddetta memoria storica” compare per più di dieci volte, per non parlare di Alonso Quijano, citato per ben 38 volte, e di una serie di vicende della vita di Marco riproposte come se non ne avesse già scritto prima.Mi ha fatto venire voglia di rileggere “A sangue freddo” per riconciliarmi con un vero romanzo basato sulla realtà. In conclusione: niente a che vedere con il Carrère dell’Avversario e di Limononov e tantomeno con Cervantes, al quale sembrerebbe che l’autore si senta accomunato ePUB L'impostore ebook online non mi è piaciuto l'ho trovato molto ridondante, visto che si trattava di un fatto di cronaca mi aspettavo un racconto lineare dei fatti con eventuale commento finale. Scarica PDF L'impostore pdf Mi ha lasciato delle perplessità "L'impostore" di Xavier Cercas. Il libro appartiene al filone della letteratura del reale, dei fatti, che ha avuto anche il riconoscimento dell'ultimo Nobel appena assegnato a Svetlana Aleksievic. E' anche quella di Carrére di Limonov e specialmente di L'avversario (autore che Cercas nel libro racconta di avere incontrato per discutere della storia che stava affrontando). Qui Cercas intervista e parla di un famosissimo personaggio, Enric Marco (con tanti alias), che nel 2005 viene smascherato e diventa un caso internazionale. Orbene, arrivato ormai a metà del libro, soffrivo di stanchezza, ero esausto, non trovando più ragione di proseguire nel lenticolare esame autoptico della vita di Marco, ero pronto ad abbandonarne la lettura. Poi complice un viaggio e la carenza di letture nelle notti insonni per il jet lag, l'ho ripreso e terminato. Alla fine il colpo di scena (studiato?) che chiude la parabola del rapporto personale tra Cercas e Marco, passato da una quasi simpatia per il personaggio e la compiacenza, al giusto rifiuto e condanna. Che dire? Il racconto ti rimane impresso, non è un libro che dimentichi o di cui senti la necessità di rileggerlo per approfondirne i contenuti. La guerra civile, gli anni del franchismo, il lento passaggio alle democrazia, fatti che forse non abbiamo ben approfondito, acquistano una luce propria e mi ritrovo contento di averli ripercorsi. Cercas scrive molto bene, scrittura piana, precisa, non richiede spremitura di meningi per comprenderne i passaggi, si merita un bravo, però qualche capitolo di meno non avrebbe guastato a mio umile parere.

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